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AI Summary
Key Moments
Eliminazione degli NDA
AWS ha smesso di usare accordi di non divulgazione con enti pubblici per i data center.Consumo d'acqua dei data center
Il consumo diretto d'acqua è solo lo 0,5% dell'uso industriale, secondo AWS.Impatto energetico e bollette
Gli aumenti delle tariffe elettriche dipendono dall'infrastruttura, non necessariamente dai data center.Emissioni e contributi alle comunità
I generatori usati raramente e oltre 1 miliardo di dollari investiti nelle comunità locali.Amazon risponde alle critiche sui data center: “Non usiamo più NDA”
Il CEO di Amazon Web Services, Matt Garman, ha dichiarato che l’azienda ha smesso di utilizzare accordi di non divulgazione (NDA) nelle trattative con gli enti pubblici per l’approvazione di nuovi data center. La frase compare in un lungo post in cui Garman prova a contrastare la crescente diffidenza verso le infrastrutture digitali, sostenendo che i data center possano portare benefici concreti alle comunità locali.
Gli NDA sono diventati un elemento centrale nella polemica. L’attivista ambientale Erin Brockovich, per esempio, ha denunciato come la principale lamentela che riceve riguardi proprio la trasparenza: progetti comunicati solo dopo il rilascio dei permessi, sviluppatori irreperibili, amministratori locali vincolati da NDA prima ancora che i residenti venissero informati dell’esistenza di una proposta.
Nel clima di contestazione,
– lo Stato di New York ha introdotto una moratoria di un anno sui permessi per i grandi data center;
– secondo Garman, in tutto il Paese sarebbero in discussione oltre 100 moratorie simili.
“Se questi provvedimenti passeranno, gli Stati Uniti rischiano di autoescludersi da una competizione strategica, con effetti che dureranno generazioni,” ha avvertito Garman. “Come Paese, non possiamo permetterci di finire in quella posizione.”
I quattro “miti” secondo AWS
Garman ha provato a sfatare quello che definisce quattro grandi equivoci sui data center:
1. consumano troppa acqua;
2. fanno aumentare le bollette dell’elettricità;
3. emettono quantità enormi di inquinanti;
4. non portano benefici reali alle comunità.
Acqua: consumi diretti vs. impatti indiretti
Citando un report di Amazon sui propri consumi idrici, Garman sostiene che “il consumo diretto d’acqua dei data center” rappresenti solo lo 0,5% dell’uso idrico industriale negli Stati Uniti — molto meno, a suo dire, rispetto a campi da golf, coltivazioni di mandorle e numerosi altri settori.
Di recente, Nvidia ha affermato che il suo nuovo sistema di raffreddamento “elimina praticamente tutto l’uso d’acqua” all’interno del data center. Tuttavia, affermazioni di questo tipo — come anche quelle di Amazon — tendono a non considerare l’acqua impiegata a monte, per esempio nella generazione elettrica o nella produzione dei chip. Diversi ricercatori sottolineano la necessità di studi indipendenti su consumi idrici ed energetici dei data center, anche perché non esistono standard federali o statali che impongano alle aziende tecnologiche modalità univoche di rendicontazione.
Energia: tariffe in aumento? Dipende dalla rete
Sul fronte delle bollette, Garman rileva che gli aumenti si sono verificati solo in alcuni stati con forte concentrazione di data center, mentre in altri i prezzi sono scesi o sono cresciuti più lentamente. E aggiunge: “Nei casi in cui le tariffe stanno salendo, il motivo principale è un’infrastruttura di rete obsoleta, su cui non si è investito né ampliato prima che arrivasse la domanda.”
C’è però chi la vede diversamente: un organismo di vigilanza indipendente ha recentemente indicato i data center come la causa principale di un incremento del 76% anno su anno sul più grande sistema elettrico del Paese.
Emissioni e inquinamento: generatori quasi sempre fermi
Sul tema dell’inquinamento — al centro anche di una causa in cui la NAACP ha citato SpaceX/xAI di Elon Musk — Garman contesta il fatto che i critici si concentrino sui massimali emissivi previsti dai permessi. Un esempio spesso citato è un futuro data center di Amazon in Texas, autorizzato a rilasciare fino a 33 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno, più di qualsiasi centrale elettrica negli Stati Uniti. “La realtà è che i generatori dei data center quasi non funzionano,” ribatte Garman. “Rimangono inattivi per il 99,9% del tempo: in media circa 10 ore l’anno, per lo più dedicate ai test di manutenzione obbligatori.”
Benefici per le comunità: addio NDA e più contributi locali
Sul capitolo “ricadute positive”, Garman scrive: “Non utilizziamo più accordi di non divulgazione con le agenzie governative con cui collaboriamo.” Inoltre, afferma che “negli ultimi tre anni Amazon ha destinato oltre 1 miliardo di dollari alle comunità statunitensi in cui possiede una presenza significativa di data center.”
Basterà a ricostruire la fiducia?
Resta da capire se queste mosse riusciranno a dissipare i sospetti. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha definito il contraccolpo contro l’AI come “una crisi di fiducia di fondo”, in cui l’opinione pubblica presume che governi e big tech stiano “tramando nuovi modi per danneggiarli”. In modo analogo, la scrittrice Jasmine Sun osserva che, quando agli oppositori dei data center vengono presentate le argomentazioni delle aziende, la risposta tipica è: “Non ci credo.”
Al netto delle promesse di maggiore trasparenza e degli impegni economici, la contesa si gioca dunque sulla credibilità: senza standard di reporting rigorosi e verifiche indipendenti su acqua, energia ed emissioni, la distanza tra narrazione aziendale e percezione pubblica rischia di restare invariata.