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AI Summary
Key Moments
Autonomia AI nel controllo navicelle
AstroForge sviluppa Solo, un sistema basato su transformer per autonomia totale di volo.Primo volo autonomo nel 2027
La navicella autonoma volerà con il razzo Stoke Space per raccogliere dati solari.Le sfide delle comunicazioni spaziali
Comunicazioni instabili con Odin hanno spinto verso soluzioni autonome onboard.Roadmap e test in shadow mode
Solo volerà in shadow mode nel 2026 per test prima del volo completamente autonomo.AstroForge affida l’IA al comando della sua prossima navicella
Volare fino a un asteroide, atterrare, non sbagliare nulla: magari fosse così semplice.
Quando la NASA invia sonde nello spazio profondo, integra ridondanza e funzioni autonome. Eppure, gran parte del lavoro è ancora nelle mani di team di controllo a Terra che dialogano costantemente con il veicolo. Basti pensare a OSIRIS-REx, che nel 2018 ha raggiunto un asteroide: in ogni turno di otto ore erano coinvolti circa 100 operatori.
Per una startup, però, risorse del genere sono fuori portata. E così AstroForge, che sta sviluppando tecnologie per l’estrazione mineraria dagli asteroidi, ha deciso di puntare sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha creato uno stack di controllo autonomo per le proprie navicelle chiamato “Solo”, un modello transformer sviluppato internamente.
Primo volo autonomo nel 2027
AstroForge prevede di far volare la sua prima navicella completamente autonoma nel 2027, a bordo del volo inaugurale del razzo di Stoke Space. La missione, supportata dalla NASA, avrà l’obiettivo di raccogliere dati scientifici sul Sole.
Se riuscisse, sarebbe un traguardo notevole: oggi l’autonomia dei veicoli spaziali si basa soprattutto su algoritmi di controllo tradizionali, perché i network neurali sono ancora considerati poco affidabili in contesti critici. La prima dimostrazione di un neurale usato per controllare l’assetto di un satellite in orbita è avvenuta solo lo scorso anno.
Dalle anomalie ai piani per l’autonomia
Fondata nel 2022 e sostenuta da 56 milioni di dollari di venture capital, AstroForge ha già lanciato due prototipi, entrambi colpiti da anomalie che hanno impedito il raggiungimento della maggior parte degli obiettivi. Nel 2025, la navicella Odin è stata inviata nello spazio profondo, ma la società ha avuto grosse difficoltà a stabilire comunicazioni stabili.
Il problema non è banale: sulla Terra ci sono poche antenne abbastanza potenti da collegarsi con veicoli a centinaia di migliaia di chilometri, e le finestre temporali utili sono ridotte.
Alla fine, AstroForge non è riuscita a riprendere il controllo di Odin. Quel fallimento, però, ha acceso una domanda: e se fosse possibile integrare a bordo abbastanza “intelligenza” da permettere al veicolo di cavarsela da solo?
Secondo il cofondatore e CEO Matthew Gialich: “Non so se con tutti i dati a bordo saremmo riusciti a recuperarlo, ma so che nulla a bordo ha provato a farlo. Vorrei che, se una navicella è irrecuperabile al lancio, ci fosse qualcosa a bordo pronto a tentare.”
La valutazione è anche economica: “Cosa conviene di più? Costruire una rete di terra proprietaria — circa 200 milioni di dollari per mettere cinque parabole in giro per il mondo e gestirle — oppure ridurre la dipendenza da terra con un modello?”
Come funziona Solo, lo stack di controllo basato su transformer
Armand Awad, responsabile del software di volo, spiega che l’azienda ha deciso di capitalizzare i progressi dei modelli transformer sviluppati dai laboratori di frontiera. Il risultato è uno stack ibrido che combina:
- Algoritmi di controllo classici per le funzioni di base e la stabilità.
- Modelli addestrati su dati di test per sottosistemi specifici, come generazione di potenza o navigazione.
- Un livello di intelligenza superiore, addestrato sui segnali provenienti da circa 2.500 sensori di bordo.
Gialich chiarisce: “Non stiamo creando un’autonomia generale per qualunque veicolo o per il mondo intero. Puntiamo a un’autonomia mirata, con input sensoriali limitati, sfruttando i principi di addestramento di un modello transformer.”
In pratica, l’agente di bordo dovrebbe essere capace di gestire e risolvere anomalie. Awad fa un esempio: il sistema si accorge di aver perso il riferimento della posizione, collega un’anomalia di potenza a un malfunzionamento dello star tracker e interviene — magari semplicemente spegnendo e riaccendendo il componente.
Roadmap: dal “shadow mode” al volo senza radio
Il terzo veicolo di AstroForge, DeepSpace-2, è programmato per il lancio insieme alla terza missione lunare di Intuitive Machines, prevista entro la fine del 2026. In quell’occasione Solo volerà in “shadow mode”: l’IA sarà a bordo, osserverà e prenderà decisioni in parallelo ai sistemi tradizionali, ma senza il controllo effettivo del mezzo. Sarà un banco di prova cruciale prima della missione Autonomy-1.
Resta la domanda: sarà davvero un agente IA a governare un veicolo spaziale in piena autonomia?
Gialich, al momento, è deciso: “Per Autonomy-1 non ho intenzione di far volare radio in grado di ricevere comandi da Terra. Dobbiamo fare all-in adesso. Probabilmente il team mi convincerà a cambiare idea prima del decollo. Ma per ora, niente radio.”