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AI Summary
Key Moments
Round di finanziamento da 275 milioni
Cowboy Space ha raccolto un investimento significativo per sviluppare un razzo dedicato ai data center orbitali.Sviluppo razzo proprietario per data center
La startup vuole costruire un lanciatore su misura per integrare data center nel secondo stadio e ottimizzare la capacità e costi.Limitazioni attuali dei lanci commerciali
La scarsità di razzi e i costi elevati impediscono di scalare un business di data center in orbita con provider esterni.Team esperto e sfide infrastrutturali
Cowboy Space ha reclutato veterani di Blue Origin e SpaceX ma deve ancora risolvere logistica di test, produzione e lancio.Non ci sono abbastanza razzi per i data center nello spazio. Cowboy Space raccoglie 275 milioni per costruirli
La domanda di potenza di calcolo per l’AI sembra inesauribile, tanto che molti imprenditori del settore data center guardano ormai all’orbita terrestre. C’è però un intoppo enorme: i lanci sono pochi e costano troppo per sostenere data center nello spazio.
Molti confidano in Starship di SpaceX — attesa al dodicesimo volo di prova già questo weekend — come la possibile chiave di volta. Ma, anche una volta operativa, potrebbe servire tempo prima che sia effettivamente disponibile sul mercato, considerata la priorità del business satellitare interno di SpaceX. Discorso simile per New Glenn di Blue Origin, che ad aprile, al terzo lancio, non è riuscita a portare in orbita il satellite previsto.
Risultato: i progetti di data center spaziali si collocano o nella seconda metà degli anni 2030, come Google Suncatcher, oppure ripiegano su compiti di edge processing per sensori in orbita, sul modello di Starcloud.
La terza via secondo Cowboy Space
In teoria c’è un’altra strada. “Stiamo avviando un nostro programma di lanciatori,” ha dichiarato a TechCrunch Baiju Bhatt, CEO e fondatore di Cowboy Space Corporation. L’obiettivo è un primo lancio entro fine 2028.
Oggi l’azienda ha annunciato un round Series B da 275 milioni di dollari, a una valutazione post-money di 2 miliardi, guidato da Index Ventures. All’operazione hanno partecipato anche Breakthrough Energy Ventures, Construct Capital, IVP e SAIC. È un acconto concreto sul lavoro di sviluppo del razzo.
Bhatt, cofondatore della piattaforma di trading Robinhood, aveva lanciato la startup nel 2024 con il nome Aetherflux, puntando a raccogliere energia solare nello spazio per poi trasmetterla a Terra. L’interesse per i data center spaziali ha spinto il team a sfruttare quell’energia direttamente in orbita. Le implicazioni pratiche di questa scelta hanno portato a un ulteriore pivot: sviluppare un proprio lanciatore e cambiare il nome in Cowboy Space.
Perché costruire anche il razzo
Bhatt racconta di aver parlato con diversi provider di lanci per restare focalizzati solo sui satelliti. Ma non è riuscito a trovare sufficiente capacità di lancio per scalare davvero un business di data center in orbita, né a condizioni economiche che reggessero il confronto con le alternative terrestri.
“Arriveranno molti nuovi razzi, ma se guardiamo a tre-quattro anni da oggi, la disponibilità resta scarsa. E penso che tanti operatori con razzi proprietari finiranno per riservarli soprattutto ai propri carichi,” ha spiegato Bhatt.
La scelta ha una sua logica, ma è anche estremamente ambiziosa. A oggi, solo poche realtà private in Occidente lanciano razzi commerciali con regolarità: in primis SpaceX, poi Rocket Lab e Arianespace. Blue Origin e United Launch Alliance stanno ancora cercando di uscire dal pantano dello sviluppo. E diversi startup — tra cui Stoke Space, Firefly Aerospace e Relativity Space — lavorano da anni e devono ancora consegnare sistemi pienamente operativi.
Con questa mossa, Cowboy Space si ritrova in concorrenza diretta con SpaceX e Blue Origin, i player più avanzati e capitalizzati del settore. Bhatt però è convinto che il mercato sia abbastanza grande per più vincitori: “La domanda di AI sta diventando sempre più pressante, mentre le opzioni a Terra sono via via più limitate.”
Un design integrato, su misura per i data center
Il vantaggio competitivo di Cowboy Space, secondo Bhatt, sta nella focalizzazione su un unico mercato (i data center) e in una progettazione atipica. I lanciatori orbitali in genere hanno:
- uno stadio booster che porta il veicolo ai margini dello spazio;
- un secondo stadio che inserisce il carico utile in orbita.
Cowboy Space vuole integrare i propri data center direttamente nel secondo stadio. Un ritorno alle origini, in un certo senso: il primo satellite statunitense, Explorer 1, era di fatto lo stadio finale del razzo, riempito di radio e strumenti scientifici.
Progettare un razzo dedicato esclusivamente ai “satelliti–data center” dovrebbe semplificare parecchio. Ogni satellite peserà tra 20 e 25 tonnellate, con 1 MW di potenza per alimentare poco meno di 800 GPU a bordo. In termini di capacità, il vettore sarebbe leggermente più potente del Falcon 9 di SpaceX, pur restando ben sotto la scala di Starship, ancora in sviluppo. Più avanti, Bhatt prevede anche un booster riutilizzabile.
Team, motori e infrastrutture
Per questa impresa, Cowboy Space ha arruolato veterani del settore: l’ex ingegnere di propulsione di Blue Origin Warren Lamont e l’ex direttore dei lanci di SpaceX Tyler Grinne. L’azienda intende costruire in casa anche il proprio motore, la parte più complessa e costosa di qualsiasi lanciatore. Restano da risolvere diversi tasselli fondamentali: dove testare i motori, dove produrre i veicoli e da dove lanciarli.
Un nuovo nome, una missione dichiarata
Il cambio di rotta strategico ha portato anche a un rebranding, per ribadire l’obiettivo di “alimentare l’umanità dal grande frontiera dello spazio”. Bhatt scherza sul fatto che ora ha la scusa per indossare un cappello da cowboy e sfoggiare baffi importanti, ma il sottotesto è serio: costruire un’infrastruttura orbitale dedicata all’AI, indipendente dai limiti terrestri e dalla scarsità di razzi disponibili sul mercato.