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Sospensione del programma PERM
Microsoft, Adobe e altre big tech sono sospese dal programma PERM per accuse di frode.Accuse di frode alle aziende tech
Le aziende sono accusate di pratiche fraudolente che privilegiano lavoratori stranieri a discapito di quelli americani.Difesa di Microsoft
Microsoft afferma che la maggior parte dei dipendenti negli USA sono cittadini americani e che le richieste H-1B riguardano prevalentemente proroghe.Indagini sulle università
Il governo indaga anche su nove università per presunti abusi relativi a programmi per studenti internazionali.USA: stop al programma green card per lavoratori stranieri qualificati. Colpite Microsoft, Adobe e altre big IT
L’amministrazione Trump ha sospeso Microsoft, Adobe e diversi altri colossi tecnologici da un programma che agevola l’ottenimento della residenza permanente negli Stati Uniti per lavoratori stranieri altamente qualificati, accusando le aziende di pratiche fraudolente.
“Il nostro messaggio a Microsoft è: siete una grande azienda americana, ma dovete assumere grandi lavoratori americani”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance in una conferenza stampa di giovedì, come riportato da Reuters.
Aziende interessate e stop alle nuove pratiche
Oltre a Microsoft e Adobe, la sospensione riguarda Capgemini, Cognizant, HCL, Infosys, Tata e Wipro. Il Segretario al Lavoro Keith Sonderling ha comunicato che il governo non accetterà nuove richieste né prenderà in esame quelle già in corso per le certificazioni permanenti del lavoro (PERM) relative a queste società.
Cos’è il visto H‑1B e perché è al centro del dibattito
Il visto H‑1B è pensato per ruoli ad alta specializzazione che le aziende faticano a coprire con profili statunitensi qualificati. Le tech company sono tra i principali utilizzatori del programma: secondo Associated Press, quasi il 75% dei visti approvati riguarda lavoratori provenienti dall’India.
La replica di Microsoft
“In Microsoft crediamo nella forza e nel talento della forza lavoro americana. Per questo la stragrande maggioranza dei nostri dipendenti negli Stati Uniti è composta da cittadini americani”, ha scritto un portavoce dell’azienda in una nota inviata a TechCrunch. “Siamo pronti a fornire all’Amministrazione ulteriori informazioni. Ad esempio, delle circa 6.000 domande di visto H‑1B presentate nell’ultimo anno fiscale, l’80% riguardava proroghe o cambi di status di dipendenti Microsoft già in organico.”
La dichiarazione prosegue: “Non si trattava di nuove assunzioni. Le restanti richieste per nuovi dipendenti hanno interessato persone già presenti legalmente negli Stati Uniti che hanno scelto di venire a lavorare con noi, e rappresentano solo l’1% della nostra forza lavoro negli USA. Non sono nuovi ingressi nel Paese.”
Microsoft sottolinea inoltre di presentare petizioni H‑1B solo per candidati che soddisfano i “rigorosi requisiti” della categoria di visto e di retribuire i dipendenti H‑1B con gli stessi standard applicati agli altri lavoratori con mansioni comparabili.
Indagini anche sulle università
Durante la conferenza stampa, Vance ha aggiunto che l’amministrazione aprirà indagini su nove atenei — tra cui Harvard, Yale e Stanford — in relazione a presunti abusi di un programma che consente agli studenti internazionali di studiare negli Stati Uniti. Secondo le accuse, il meccanismo verrebbe sfruttato per comprimere i salari dei lavoratori americani.
Nessun commento da Adobe
Adobe, al momento della pubblicazione, non ha fornito commenti.
Aggiornamento 08/10/2026, 13:50 ET: L’articolo è stato aggiornato per includere la dichiarazione di Microsoft.