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La prima centrale geotermica “enhanced” al mondo entra in esercizio in soli 23 mesi
Fervo Energy ha annunciato giovedì mattina di aver iniziato a immettere in rete l’elettricità prodotta dalla sua centrale Cape Station il 30 settembre, con un giorno di anticipo rispetto al programma. Con questo traguardo, l’azienda diventa la prima realtà nel settore della geotermia avanzata a raggiungere una vera operatività commerciale.
Circa una settimana fa l’impianto ha completato la sincronizzazione con la rete, attivando il primo terzo di quello che, a regime, sarà un impianto da 100 megawatt. E non è finita qui: secondo quanto Fervo aveva già anticipato a TechCrunch, l’area avrebbe il potenziale per arrivare fino a 4 gigawatt complessivi di capacità installata.
“Un progetto così non era mai stato realizzato in nessun luogo al mondo, e siamo arrivati al traguardo in anticipo”, ha dichiarato Tim Latimer, cofondatore e CEO di Fervo.
Dalla prima trivella all’energia in rete in meno di due anni
Il primo blocco di Cape Station è passato dalla fase di cantiere all’esercizio commerciale in appena 23 mesi. Man mano che l’azienda ottimizza flussi e tecnologie, l’obiettivo è ridurre i tempi di realizzazione dei futuri blocchi fino a 18 mesi.
Un time-to-power così rapido è particolarmente interessante per gli operatori di data center, sempre a caccia di nuova capacità di generazione. La geotermia, inoltre, si presta a sviluppi per fasi, un approccio affine a quello dei data center: è possibile scalare in modo modulare, portando online nuovi rack in parallelo all’aumento della domanda.
Acquirenti già in fila: da Google a Southern California Edison
Tra le realtà che hanno sottoscritto contratti di acquisto dell’energia prodotta da Cape Station, che sorge nello Utah, figurano Google, Southern California Edison e altri partner. Questo mix di off-taker evidenzia come la geotermia “enhanced” possa giocare un ruolo chiave nel garantire forniture stabili e a basse emissioni per grandi consumatori.
Perché “enhanced” cambia le regole del gioco
A differenza della geotermia tradizionale, che sfrutta serbatoi di calore vicini alla superficie, Fervo e altre aziende del settore stanno perforando a profondità maggiori. Più in basso, le rocce sono più calde: si aprono così molte più opportunità di sviluppo in aree prima considerate non idonee. Tecniche e tecnologie mutuate dall’oil & gas — come perforazioni direzionali, stimolazione dei serbatoi e gestione avanzata dei pozzi — vengono applicate per creare sistemi geotermici ad alta efficienza là dove la natura non li offre spontaneamente.
Un percorso di crescita accelerato
Fervo è sbarcata in borsa a maggio con un’IPO potenziata che ha raccolto 1,9 miliardi di dollari. Fondata nel 2017, l’azienda ha portato nel mondo della geotermia competenze e strumenti tipici dell’industria degli idrocarburi. Prima della quotazione aveva già ottenuto oltre 1,3 miliardi di dollari da investitori come Breakthrough Energy Ventures, Congruent Ventures e Capricorn Investment Group.
Con Cape Station, Fervo non solo dimostra la bancabilità della geotermia avanzata, ma indica una strada concreta per aggiungere capacità rinnovabile affidabile e scalabile in tempi compatibili con la crescita esplosiva della domanda energetica — data center in testa.