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AI Summary
Key Moments
Robot riconfigurabili in minuti
Industrial Next sviluppa stazioni robotiche autonome che si riconfigurano rapidamente senza bisogno di programmazione tradizionale.Fondatori con esperienza Tesla
I fondatori provengono da Tesla e hanno sviluppato l’idea lavorando sulle limitazioni dei robot industriali tradizionali.Simulazione ad alta fedeltà come chiave
I robot si addestrano in gemelli digitali che replicano la fisica reale per gestire compiti di precisione senza errori.Applicazioni reali e partnership
Industrial Next ha clienti nel settore smartphone e collabora con BMW per applicazioni industriali avanzate.Industrial Next vuole robot di fabbrica pronti a cambiare mansione in minuti, non in settimane
Nella maggior parte degli impianti produttivi, l’automazione è ancora rigida: robot e macchine vengono configurati per un’unica operazione legata a uno specifico prodotto. Modificare una linea significa riprogrammare, sostituire attrezzature o riprogettare utensili: un processo che può richiedere settimane o addirittura mesi. La startup di San Francisco Industrial Next sostiene di poter cambiare le regole del gioco.
Presentata oggi sul palco dello Startup Battlefield di TechCrunch Disrupt 2026, Industrial Next realizza postazioni robotiche autonome e “chiavi in mano”, governate da modelli fondativi proprietari che uniscono visione, contesto del compito e controllo del movimento. Secondo l’azienda, questo approccio permette di riattrezzare una linea in pochi minuti, senza programmazione tradizionale. L’obiettivo è dare ai produttori la possibilità di automatizzare lavorazioni complesse e delicate che finora hanno richiesto mani umane.
Durante l’evento, la società ha annunciato una collaborazione con il BMW Group Technology Office per valutare l’impiego della manipolazione destrezza guidata da AI di Industrial Next in ambito manifatturiero.
Da Tesla a una nuova idea di fabbrica
Industrial Next nasce nel 2021 per iniziativa di Lukas Pankau e Allen Pan, entrambi con un passato in Tesla. Pankau è stato lead electrical architect in Tesla prima di passare a Waymo; Pan ha guidato gli sforzi sull’automazione delle fabbriche in Tesla e in seguito è diventato chief architect presso Neolix, azienda di guida autonoma.
L’idea prende forma mentre i due lavorano insieme in Tesla. Il loro primo incontro è quasi da film: Pankau inciampa letteralmente su Pan addormentato su una passerella in fabbrica dopo una nottata di lavoro. Nonostante le iniziali frizioni, scoprono presto di condividere la stessa ossessione per l’esecuzione e competenze perfettamente complementari.
Dopo anni passati a vedere tecnologie d’avanguardia per veicoli e guida autonoma ostacolate da impianti basati su attrezzature datate, i fondatori arrivano alla conclusione che la manifattura va ripensata dalle fondamenta.
“Avevamo un arsenale di tecnologie incredibili per le auto. Potevo usare il machine learning per progettare un veicolo, ma non riuscivo a programmare un robot, e questo capitava spesso anche agli ingegneri in Tesla,” racconta Pankau. “C’era un divario enorme: da una parte chi eccelleva nel design di auto e sistemi di guida autonoma, dall’altra persone bloccate in fabbrica davanti a macchine degli anni ’80. Abbiamo iniziato a immaginare come dovrebbe essere una fabbrica moderna sfruttando ciò che oggi la tecnologia permette.”
Anche dopo aver cambiato azienda, i due continuano a rimuginare sulle frustrazioni legate alle apparecchiature industriali. Restano in contatto, ricordando macchine che non hanno mai funzionato come avrebbero voluto, finché non decidono che è il momento di provarci in prima persona.
“Ero a Waymo e mi annoiavo: mi mancava il ritmo di Tesla,” dice Pankau. Pan viveva una situazione simile in Momenta, società cinese di guida autonoma. “Ci siamo detti: non stiamo ringiovanendo e la passione è ancora lì. Stiamo ancora a lamentarci della tecnologia industriale dopo tre anni; è ora di fondare l’azienda,” ricorda Pan.
Il problema: robot bravissimi a ripetere, deboli nel cambiare
Come osserva Pankau, i robot industriali tradizionali vengono programmati per compiti iper-specifici e ripetibili. Basta una minima variazione nel processo o nel prodotto per farli andare in errore e bloccare la linea, con fermi costosi. Questo spinge i produttori a semplificare i prodotti per adattarli alla ripetibilità delle macchine.
Rendere i robot davvero flessibili, però, è un’altra storia. Richiede enormi quantità di dati di addestramento e, a differenza dei modelli addestrati sul web, la robotica non dispone di dataset vasti e diversificati per insegnare alle macchine compiti fisici complessi.
“Possiamo far ballare i robot perché ci sono dati per quello, ma farli assemblare componenti ad altissima precisione è tutta un’altra cosa,” spiega Pankau. “Il progresso è arrivato usando ambienti simulati per compiti di precisione e destrezza. Il nostro ‘ingrediente segreto’ è aver dato ai robot una comprensione generale del processo, costruita con un motore di simulazione ad altissima fedeltà, molto vicino alla dinamica reale. Così il robot riesce a gestire compiti di precisione quasi senza ‘vedere’ i pezzi.”
In pratica, i robot si “allenano” in un gemello digitale che replica fedelmente la fisica del mondo reale. Le stazioni robotiche di Industrial Next sono modulari: si riconfigurano, si combinano e si spostano tra linee e prodotti diversi. I nuovi compiti si insegnano tramite simulazione e dimostrazione, non con script rigidi scritti a mano.
Dalla teoria alla produzione: smartphone, pellicole protettive e oltre
Secondo Pankau, alcune postazioni dell’azienda sono già impiegate nella produzione di uno degli smartphone più venduti al mondo. Svolgono operazioni che i produttori avevano tentato invano di automatizzare per anni, come infilare un fragile cavo flat e agganciare un minuscolo cappuccio connettore. Il nome del cliente resta riservato.
Un altro esempio è una stazione di “film peeling”: robot guidati dall’AI rimuovono la pellicola protettiva da moduli fotocamera e pulsanti a velocità pari o superiore a quella umana, con accuratezza del 100%, anche quando vengono spostati su un nuovo modello di telefono o su una linea mai vista prima.
“Abbiamo fondato la società proprio per ottenere prestazioni che avremmo voluto in Tesla, quando aggiravamo postazioni robotiche perché non riuscivamo a programmarle con le tecnologie tradizionali,” afferma Pankau. “Ora vogliamo spingerci oltre l’assemblaggio di uno smartphone e arrivare a costruire un’auto completa, end-to-end, senza intervento umano.”
Un’industria che cambia passo
Con partnership come quella con BMW Group Technology Office e un approccio che unisce modelli fondativi, visione e simulazione ad alta fedeltà, Industrial Next punta a trasformare la fabbrica in un sistema adattivo, in grado di riattrezzarsi in minuti invece che in settimane. Se l’industria manifatturiera abbraccerà questa flessibilità, la promessa è chiara: prodotti più sofisticati, meno compromessi progettuali e linee capaci di seguire il ritmo dell’innovazione.