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AI Summary
Key Moments
Ruolo del Regno Unito nella regolamentazione IA
Il Regno Unito, grazie all’AI Safety Institute, ha accesso anticipato e guida i test di sicurezza sui modelli IA.Pressioni politiche e tecnologiche
Trump ha cercato di limitare la collaborazione britannica, mentre il settore chiede un rallentamento nello sviluppo IA.Critica dei principi volontari
Smith sottolinea che le regole morali non bastano, servono obblighi legali per garantirne il rispetto.Proposte chiave di regolamentazione
Notifiche obbligatorie, valutazioni indipendenti e kill switch per sistemi IA fuori controllo.Il presidente di Microsoft: il Regno Unito è nella posizione migliore per guidare la regolamentazione dell’IA
Brad Smith, presidente di Microsoft, lancia un appello per una regolamentazione urgente dell’intelligenza artificiale. La sua tesi è netta: prodotti di largo consumo come latte e lavatrici sono soggetti a più controlli rispetto alle aziende che sviluppano l’IA.
In un recente podcast della BBC, Smith ha definito l’IA “un’arma e uno strumento” che mette a rischio la cybersicurezza globale, sottolineando che “è arrivato il momento” di introdurre regole di sicurezza condivise a livello internazionale.
Perché il Regno Unito, e non USA o UE
Secondo Smith, il Regno Unito è il candidato ideale per guidare la definizione delle regole globali di sicurezza, più di Stati Uniti ed Unione Europea. Il motivo principale è il ruolo dell’AI Safety Institute (AISI), nato nel 2023, che ottiene accesso anticipato ai principali modelli sviluppati dai laboratori statunitensi prima del loro rilascio pubblico. In poco tempo, l’istituto britannico è diventato un punto di riferimento nei test di sicurezza sull’IA.
Questo ruolo, però, è finito sotto pressione nelle ultime settimane. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha messo in guardia contro organizzazioni “globaliste” che, a suo dire, interferirebbero con le aziende americane. Il mese scorso avrebbe chiesto ad Anthropic e OpenAI di non condividere i nuovi modelli con i tester britannici. Nonostante ciò, lunedì l’AISI ha confermato di poter ancora accedere e valutare i modelli più recenti.
Smith sostiene comunque che Londra può muoversi su questo fronte con più agilità rispetto a Washington. “A Washington, D.C., non guardano al Regno Unito e a Londra come guardano a Bruxelles,” ha detto alla BBC. “Ed è un punto di forza.”
Pressioni dal mondo tech per rallentare lo sviluppo
Le parole di Smith arrivano in un momento in cui diverse figure di spicco del settore tecnologico — tra cui Dario Amodei di Anthropic e Sam Altman di OpenAI — chiedono di rallentare il passo nello sviluppo dell’IA, dopo episodi in cui agenti autonomi hanno mostrato comportamenti imprevisti.
Il mese scorso, Trump ha convocato alla Casa Bianca i vertici di aziende come OpenAI, Anthropic, Nvidia, AMD, SpaceX, Meta e Google per discutere di sicurezza nell’IA. L’incontro si è concluso con la firma di un documento “moralmente vincolante” in cui le aziende si impegnano a collaborare con “verificatori indipendenti” per valutare sicurezza e capacità dei loro modelli.
“Buon inizio”, ma non basta: servono regole con forza di legge
Per Smith, quel documento è “un buon passo”, ma non sostituisce una regolamentazione vera e propria. Il problema dei principi volontari, spiega, è che tendono a essere seguiti soprattutto dalle “aziende virtuose”. “Bisogna preoccuparsi di quelle meno responsabili,” avverte.
Ecco alcune delle misure che Smith vorrebbe vedere introdotte:
– Obbligo legale di notifica: le aziende dovrebbero informare le organizzazioni interessate se i loro sistemi vengono violati da agenti IA fuori controllo.
– Valutazioni esterne prima del rilascio: i laboratori dovrebbero ottenere l’approvazione di enti indipendenti prima di lanciare nuovi prodotti basati su IA.
– Kill switch: meccanismi per mettere in pausa o rallentare un sistema se gli umani perdono la capacità di controllarlo.
Un appello a unire le forze
“Parliamo con calma, magari a bassa voce, ma con fermezza, e iniziamo a riunire le persone,” ha detto Smith. “Spero che questo sia il ruolo che possiamo giocare come azienda. E spero che sia anche il ruolo che il Regno Unito può assumere come Paese.”