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AI Summary
Key Moments
ChatGPT come punto di accesso alle app
ChatGPT inizia a suggerire app durante la conversazione per usare strumenti senza uscire dal chatbot.Sign in with ChatGPT
Gli utenti possono portare la propria identità e l’allowance AI nelle app di terze parti.Agenti autonomi Dots
Dot sono agenti AI cloud che eseguono operazioni e usano app connesse per l’utente.Alternativa agli app store tradizionali
ChatGPT crea un canale di distribuzione app con scoperta, distribuzione e interfaccia indipendente da Apple e Google.Le ultime novità di OpenAI puntano dritto a scardinare il modello degli app store
Durante il Dev Day di martedì, l’attenzione è finita soprattutto sugli assistenti “agenti” chiamati Dots e sui nuovi modelli di AI. Ma, guardando il quadro d’insieme, gli annunci di OpenAI rivelano un disegno più ambizioso: mettere in discussione il modello tradizionale degli app store. In pratica, ChatGPT diventa il luogo in cui scoprire, avviare e utilizzare software, sia per le persone sia per gli agenti.
In parallelo, OpenAI ha presentato un modo per portare con sé la propria identità ChatGPT all’interno di app di terze parti, potendo anche usare in quei contesti il proprio “credito” AI già disponibile.
Non è la prima incursione di OpenAI nell’idea di far vivere le app dentro l’interfaccia del chatbot, ma questa volta la visione è decisamente più matura e completa.
ChatGPT come “superficie” per lanciare app
Il primo cambio di passo: trasformare ChatGPT in un punto di accesso diretto alle app. Il chatbot — che l’azienda dichiara avere 1,2 miliardi di utenti settimanali — finora non aveva espresso appieno il suo potenziale come canale di scoperta e utilizzo di software integrati con l’AI.
Per colmare il gap, ChatGPT inizierà a suggerire app direttamente nella conversazione quando riconosce che un determinato strumento può aiutare a completare l’attività. Da lì, l’utente potrà collegare l’app e usarla senza uscire da ChatGPT.
A spingere in questa direzione contribuisce anche l’estensione dell’architettura dei plugin di ChatGPT, ora compatibile con le “extensions”. In pratica, gli sviluppatori possono creare pannelli interattivi dove l’utente lavora con i loro strumenti mentre chatta con ChatGPT. Il risultato? Servizi che prima vivevano su web o su app native desktop/mobile diventano azioni e interfacce operative direttamente dentro ChatGPT.
Per gli sviluppatori, aderire al nuovo sistema significa poter costruire versioni AI-native delle loro applicazioni attraverso ChatGPT, come già avviene sul web aperto o negli store mobile. Se la scoperta si sposta sempre più sui dialoghi con l’AI, questo canale di distribuzione diventa difficile da ignorare.
Portare con sé la propria identità: “Sign in with ChatGPT”
C’è un vantaggio anche lato utente: con “Sign in with ChatGPT” si può accedere alle app portando con sé il proprio profilo e il proprio “allowance” di AI. OpenAI parte con 16 partner al lancio — tra cui Devin di Cognition, Notion, Vercel, T3, OpenClaw e Dactyl — e promette nuove integrazioni a breve.
Durante la demo sul palco del Dev Day, OpenAI ha mostrato come la sua nuova app per i meeting funzioni dentro ChatGPT, visualizzando gli appuntamenti del calendario dell’utente. Da lì, basta un clic per attivare l’AI che prende appunti e, a fine riunione, restituisce un riepilogo delle attività da svolgere.
In un altro scenario, si lavora con strumenti di design come Figma o Adobe per iterare su un progetto o usare funzionalità avanzate che, fino a ieri, richiedevano un’app separata.
Le app così integrate possono essere condivise anche con colleghi attraverso i siti leggeri che ChatGPT è ora in grado di generare. Da queste pagine, i membri del team possono accedere con le proprie credenziali e permessi, ottenendo un’esperienza software personalizzata.
Un processo di revisione più trasparente per plugin ed estensioni
OpenAI ha illustrato anche miglioramenti al flusso di invio e revisione dei plugin — una sorta di “App Review” in stile Apple, ma in salsa OpenAI. Gli sviluppatori ora possono seguire lo stato della revisione, capire cosa va corretto, richiedere un controllo umano e aggiornare gli strumenti del plugin senza dover ripartire da zero con una nuova submission.
Inoltre, debutta un marketplace enterprise dove i partner possono promuovere i propri servizi. Al lancio, oltre 30 partner offrono le loro app nell’OpenAI Marketplace, tra cui Adobe, Figma, Sierra, Decagon, HubSpot, Salesforce, ServiceNow, Harvey, Legora, Palo Alto Networks, CrowdStrike, Baseten e altri. I clienti idonei potranno imputare parte del loro impegno di spesa con OpenAI anche all’acquisto di soluzioni dei partner approvati.
Dall’app discovery agli agenti: il passo verso il “fai fare all’AI”
Oltre a trasformare ChatGPT in un canale per scoprire e collegare app, l’abbraccio deciso agli agenti porta gli utenti in una nuova fase: si pensa meno a “quale app usare e perché” e ci si affida di più ai suggerimenti dell’agente AI.
Con il lancio degli agenti autonomi chiamati Dots, sarà l’agente a muoversi sul web ed eseguire le operazioni necessarie nella propria infrastruttura cloud. Ogni Dot ha un proprio computer e browser nel cloud, e può anche usare le app connesse. È un cambio di paradigma rispetto al modello precedente, in cui per gestire un progetto — costruire un sito, organizzare i meeting, ecc. — l’utente doveva scaricare e orchestrare diverse app su computer o smartphone.
Ora, invece, l’utente dice all’agente cosa vuole ottenere e l’agente lo realizza. Se per farlo serve un altro modello AI o un’app specifica, è l’agente a “portare” lo strumento all’utente, non il contrario.
Secondo OpenAI, i Dots possono collegarsi a un ecosistema che conta già oltre 4.000 app.
Agenti proattivi, ma sotto controllo dell’utente
I Dots possono anche essere proattivi: ad esempio, offrire supporto su un progetto o intervenire su un bug, oppure gestire un’attività dimenticata — sempre con l’approvazione dell’utente. Faranno “ricerca proattiva” in background utilizzando app collegate in modalità sola lettura; le azioni, però, restano sotto il controllo esplicito dell’utente.
Un canale alternativo agli store di Apple e Google
Questo nuovo assetto può aprire agli sviluppatori un percorso diverso per raggiungere i clienti, senza passare dagli store di Apple e Google. Un esempio: l’utente può abbonarsi direttamente dal sito del fornitore, poi collegare quell’account a ChatGPT o Codex, così che l’agente possa usarlo. Va detto che OpenAI non ha affermato che queste funzioni eliminino gli abbonamenti di terze parti o altri costi separati.
Degno di nota, OpenAI non ha presentato piani su aspetti economici come fatturazione o revenue sharing paragonabili al layer commerciale degli app store tradizionali. Il focus, per ora, è sulla costruzione dei tre pilastri anti–app store: scoperta, distribuzione e interfaccia, a cui si aggiungono il livello d’identità e il meccanismo per condividere l’allowance AI esistente dell’utente.